Sussulti fetali




Stalattiti di pianto
nella grotta che fu
degli anemoni il campo.

Lustri di polvere
su giochi desueti
ogni granello un passo in più
verso alienanti segreti.

Accogli il dolore,
toglile il bavaglio
delle lingue di lava
solo lapilli resteranno.

Un effluvio di vita
ti sorprenderà ancora
con un sussulto fetale
un anemone
un’aiuola.


Alzheimer





A grappoli strappi i ricordi
di chi ha finito il futuro
e nell’evanescenza dimora.

Saccheggi memorie
dispensi visioni
e schiene ossute chini.

Sciacallo avido!

Quanto dolore per chi cerca
quegli occhi depredati,
quei baci obliati!

Eppure affranti vegliano,
anelando il rifiorire
di un effimero sorriso.

Refoli di fiato




Guardaci ora!

Anelare refoli di fiato
per qualche scampolo di eterno.
Funamboli senza rete,
orfani di quiete.

Fu un incesto di anime il nostro,
una sola linfa di vita.
Fiume d’essenza
dalla foce smarrita.

Fallo ora,
ma carezzami  prima di andare,
carezzami amore,
e punta dritto al mare.



Appresso a un sogno





Ci rivedremo li,
dove i colori sgorgano,

dove il buio è crisalide
di giorni alati

e il tempo scrigno
di attimi eterni.

Ci rivedremo li,
tra tappeti di lavanda
e muschio rosa,

per correre ancora
a perdifiato,
appresso a un sogno


Ma poi il tramonto...




Giardini muti, sguardi erosi,
sensi confinati
nei crepacci dell’anima.

Ma poi il tramonto...

e le vite sospese si schiudono,
tra il fruscio dei ruscelli
e le calle in fiore.


Migranti nella notte





Il frastuono dei pensieri echeggia nella stiva.

Stelle binarie quegli occhi nel cielo d’inchiostro
che col mare si fonde e confonde.

Sospesi tra passato e futuro
col cuore in ombra tra dubbi e paure, a migliaia,
s'abbandonano al sogno.

E come aironi migrano tra le porte del  mondo
con un lieve battito d'ali.



Tela antica (A mia nonna)



I solchi sul volto,
la pelle di lavanda e luna.

Il grembiule sulla gonna lunga,
ampia e avvolgente come un abbraccio.

La scala di pietra, lastricata di sospiri;
il camino, sepolcro di notturni pensieri.

Ricordi che affiorano mentre la terra trema
e squarcia impietosa quell'antica tela.

E gli occhi miei, di macerie e lacrime,
attoniti a guardare.





Senza mare


 

Il battito dei sensi si arrestò
e lentamente abbandonò la scena.

Divenne spettatore
per un tempo che le parve breve,
ma incessanti fluirono i lustri,
come fiume sotterraneo al mare promesso.

Quel mare che non fu scrigno di ricordi,
quel mare senza incanto
che mai navigò.

 
 

 


Il fardello




L'addio tuonò impietoso
e ad ogni passo lontano da noi
il cielo sgretolavi un po'.

Il fardello disseminavi nel sentiero
e tra gli aceri rossi svanivi leggero.





Il confine



Attimi ciechi tra rivoli di luce
sospesi come ponti su torrenti in piena.

Attimi donati per un sorso di pace
tra un conato e l'altro di vita.

Attimi a migliaia 
disseminati tra le rughe levigate dei sogni 

Quanta vita ignorando il confine 
tra l'attimo e l'ignoto!

E ora guardalo là, l'infame
a godersi la rivincita
mentre affila l'abbagliante lama.




Anime in transito






Ecco la presentazione del mio secondo libro di poesie che uscirà il 19 Novembre:

Un abbraccio e un ringraziamento speciale a Pino Ruscitti per la bellissima prefazione e per l'immagine di copertina dal titolo: "Parigi, disegno e tempera", realizzato da Pino negli anni '70.
Un grande pittore, un grande uomo!
Grazie ancora di cuore!

“Anime in transito” è una silloge nella quale l’autrice, in una sorta di lirica evocazione, narra di sé e delle sue più profonde, intime sensazioni.

Una narrazione le cui parole diventano armonia, ovvero, esaltazione del pensiero, senza il supporto di una metrica, spesso stantia, di marca crepuscolare.

Brani che rifiutano la banale recitazione. Composizioni in cui l’espressione non limita il pensiero.

Quelle “Anime in transito”, che la creatività poetica di Cesira Fonzi situa in un continuum condizionato, dalle esigenze esistenziali che accompagnano l’umanità, sembrano seguire un tracciato che svanisce, lentamente, nella caligine di orizzonti lontani.

Pino Ruscitti

Oltre




Ora che sei spalle al muro
centrifugato dagli eventi

l'anima batte lenta
e il gelo del disincanto
intorpidisce i sensi.

Eppure guardi ancora
oltre quel mare
con gli occhi di un gabbiano.





Stasera si Spera




Negli occhi le urla di vino ubriache,
sulle labbra il sapore del silenzio.



E mentre nel buio tramonta l'attesa,
si fa sipario il cancello e inizia la scena.

L'ansia si insinua e già tremi al pensiero,
si replica ormai da più di una sera.

Ti avvii verso l'uscio, ascolti i suoi passi:

son fermi, decisi, son quelli di un tempo.

Sospiri e ringrazi quel Dio che hai pregato,
stasera si parla, si dorme, si sper
a






A Pino Daniele




Se vibrare non posso più
tra le tue braccia,
voglio restare qui,
tra queste mura,
finestre spalancate sui sogni.

Qui,
oltre questo silenzio acerbo,
a guardare
vergini melodie e parole,
volteggiare

Qui,
dove orfana di te 
e del mio domani,
posso ancora sognare.


La tua Chitarra

Il mio viaggio



Mi allontanai da me, senza clamore,
e alla vita, scelsi la fuga.

Mi annidai in anime confuse,
mi persi in occhi sconosciuti.


Mi ritrovai tra le maglie
degli errori del passato,
nei labirinti di ansie e paure.


Con cura ricomposi
ogni parte di me,
mi presi per mano,

e proseguii il viaggio.




Giusto il tempo di





Ci sono odori che vivono
tra le rughe del tempo, 

complici 
di attimi eterni, 

essenze 
della nostra esistenza. 

A volte tornano, 
ma quando arrivano 
rimangono per poco, 

giusto il tempo 
di fermare il mondo. 





Attraversami ora




Le sponde hai ormai eroso 
scorrendo in me incessante. 

Attraversami ora 
come fiume in piena, 
e inondami di te. 

Deboli sono gli argini. 






E parli, parli, parli...




E parli,
parli,
parli...

pioggia battente
sui fiori del vento.

Se solo ascoltassi
degli anemoni il canto,

e calda serra
divenisse il tuo abbraccio...



In punta d'animo




C'è un tempo in cui 

si è troppo giovani
 per nutrirsi di ricordi, 
e troppo adulti
per vivere di soli sogni. 

E' il tempo
in cui imprimere un segno 
del nostro passaggio, 
indelebile e unico, 
pur se percorso
 in punta d'animo. 




Nacqui pensiero




Fui, dapprima, pensiero
nel grembo della tua mente,
desiderio, e finalmente linfa.

Linfa che irrora e nutre d’amore,
chi d’amore vive.

Ma prima o poi lo so,
ritornerò pensiero, desiderio,
e perché no,

fluente linfa nuova.



Eppure...




Assenti,  in un presente orfano di passione,
teatro di una metamorfosi annunciata.

Spettatori increduli di un amore
 che ansimante, non arriverà a domani.

Eppure allora, era per sempre.



Gocce di dignità





Se non ti fossi voltata,
ti avrei ricordata per le mani
appassite tra i rifiuti,

per il cestino colmo
di avanzi del mercato,

per il paltò logoro
di un antica sartoria.

Ma ti voltasti,

e annaspando
tra sabbie mobili di vergogna,
accennasti un saluto.

Ed io non riuscii
a distogliere lo sguardo,

non riuscii
ad evitare che piangessi

le ultime gocce di dignità.


L'avamposto





C'è un posto

dove il frinire dei grilli
è il solo canto,

dove l'abbandono
si annida nei sorrisi,

dove il vento scompiglia i ricordi
e il sole li sbiadisce,

dove si torna bambini
per poi scoprirsi orfani.

Quel posto, o avamposto,
lo conoscono bene gli angeli,
ci volano bassi sopra,
e pazienti, aspettano...



Respiri



Ci sono respiri
che soffocano i sensi,

quelli che fai 
quando il travaglio lacera dentro
e pare non aver fine.

Quelli che fai,
quando abortisce un sogno.



Le mie miserie




Un altro giro, oste, 
un altro giro di giostra! 

Voglio volare più in alto. 
Voglio vedere le mie miserie 
confondersi con i campi arati, 

con i treni che bucano l’aria, 
mentre fieri sfrecciano 
verso il sole. 

E tra le nuvole, affogare 
quel che resta di me.

Lungo i margini dei sensi






Ci separammo 
ancor prima di unirci. 

Vagammo senza meta, 
disidratando cuore e mente. 

Imprigionammo sogni, 
innalzando gabbie 
di certezze. 

Non ci fu luogo 
in cui non ripensammo 
al frutto del peccato, 

non ci fu peccato 
che facemmo mai 
in nessun altro luogo. 

Noi, lungo i margini dei sensi, 
solo in compagnia 
delle nostre grate coscienze.



Figlio






Gli occhi di rugiada 

brinano il parco adorno

e lo stupore amaro

impregna i glicini intorno.

Vola via il palloncino
e il sorriso tuo di neve,
svaniscono d'incanto
 nel cielo d'iris e miele.

Mentre invento facce buffe 
 intenso un brivido scroscia,
un pensiero prepotente
si insinua e non mi lascia:

Chi mai vorrà, 
se non potessi un giorno io,
 cancellar dal volto tuo
la delusione di un addio?




Profumo di libertà




Intrigante si insinua tra sbarre 
di ruggine e abbandono.

 Su pareti di fumo si arrampica lento
e mi lascio impregnare,

 come se
 quel giorno non fu mai, 
come se
 mai sporcai le mani mie
e mai lasciai vuote le tue.



La sindone del cuore




Lo disperdesti là:

nel sepolcro del tempo, nel fango,
tra le pieghe di un pomeriggio stanco.

Mentre cercavi un senso
tra odori vergini di un corpo acerbo.

Lo ritrovasti impresso
sulla sindone del cuore,
l'ultimo giorno di una vita senza amore.

Ladro gentiluomo



E poi arrivasti tu, 
a zittire il silenzio,
a denudarmi dalle paure. 

Ladro, 
in una notte di settembre,
a soqquadro 
mettesti i miei sensi, 
e furtivo 
mi rubasti l’anima.




Con l'anima scalza



Con l'anima scalza vaghi
tra le rovine di quell'amore.

Un raggio di luce
 esala un respiro, 
l'ultimo suo ,
prima che tu riesca 
a dare ad esso un senso. 

E' giunta l'ora d'andare,
di abbandonare quello scempio.

E' ora di credere e accettare
che non fu colpa del vento.

Tu, nonno





Logore asole 
slabbrate i tuoi occhi,
di un opaco sordo, 
che si fa specchio 
quando di lei, 
acqua di fonte, 
incontri lo sguardo. 

E la desueta ninnananna 
si fa melodioso canto
per lei, 
che nulla sa del tempo
 e dell’imperituro amore




Per sempre




Non durò  che una sola primavera

eppure vide l’alba di ogni suo giorno.


E all’anima avvinghiato,
in una sera purpurea di mezza luna,
con lei tramontò.



Preghiera




Quando dal mio giardino 
l’ultimo fiore coglierò,
fa che polline eterno,
verso il mio spazio infinito, 
il tuo gentil respiro 
sospinga. 





Canto antico







Se al confine di noi
andare un dì vorrai,
portami con te,
e mostrami i voli
 che non ho più osato, 
i sensi che non ho più carezzato. 

Osserva poi le tremanti mani mie
intonare disperate 
un canto antico, 
distrattamente 
nell’animo sopito. 





Ospizi





Penisole fantasma 
 di bramose attese
tracimanti, 
mete obliate
di turisti distratti. 

Languiscono là,
su qui lembi di vita,
 carcasse d'anime 
  divorate dai ricordi.

Là, dove anche il sole è celato
in un'eclissi d’eterno novilunio. 




Ritrovai l'estate





Al gelo dell’inverno
sottraesti l’anima mia, 

di note sparse creasti sinfonia, 

di parole mai dette poesia. 



E ritrovai l’estate
tra le pareti affrescate
 per me lungo la via. 





Luce riflessa





Su un letto di cielo, 
traboccante di nuvole bianche, 
civetta la luna con il sole. 

Lei, impenetrabile da sempre, 
e lui, illuso per l’eternità.




Il Poeta





Il poeta non guarda, osserva, 

non ode, ascolta, 

non tocca, esplora.


Ad acquerello e lacrime 

il mal di vivere dipinge,

e per la vita canta l’amore
tra i vicoli del mondo 
dove non batte il sole. 




A braccia vuote (video)





Verso il nido





Udisti un canto conosciuto 
provenir dalla cascina
 ed arrestasti il volo.

Tempo non avesti per capir 
che canto divino esso non era.

Il piombo squarciò il petto tuo di neve, 
il becco tuo si schiuse 
e il pasto cadde 
tra filari di granturco, 
sangue e piume. 




Leggiadro mi culla

                      


Ogni notte i pensieri pettino
e sulle spalle nude adagio,
affinché non siano mai
d'intralcio ai sogni.

Ma stanotte sognare non voglio
ho con me
 il pensiero di te,
che leggiadro mi culla.




L'addio






Poche parole, fredde,

ed implose l’addio. 


Un boato risuonò nella campagna silente
e brandelli di noi, 
come cenere lavica piovvero, 
sui campi rossi di papaveri in amore.





Il nostro film (A Papà)





A pesca di ricordi nell’oceano della mente,

qui, dove tutto cominciò. 



Il portone fatiscente si fa schermo bianco
e la nostra vita vi scorre sopra e accanto. 

Il calor della tua mano
sento avvolgere la mia, 
il suon della tua voce
musicare la via. 

Inizia il nostro film,
mettiti comodo, angelo mio, 
ti mostro quanto amore
non ho saputo dirti io. 




La valle dei colori




T’immagino assorto
rimirare la valle vestita d’aurora 
che seducente attende l’alba
per denudarsi ancora.

(Dedicata all'amico Pino Ruscitti)




Panico



Si aggroviglia l’aria in gola, 
il cuore sbatte,
il mondo gira tutt’intorno
su una vorticosa giostra impazzita.

E poi il terrore, 
inspiegabile,
che invade l’anima e ti lascia lì,
impietrita, a fissare il nulla.

Come vorrei che vedessi la mia mano tesa,
ma altro non sono che un volto sfocato
su una maledetta giostra impazzita.