Tela antica (A mia nonna)



I solchi sul volto,
la pelle di lavanda e luna.

Il grembiule sulla gonna lunga,
ampia e avvolgente come un abbraccio.

La scala di pietra, lastricata di sospiri;
il camino, sepolcro di notturni pensieri.

Ricordi che affiorano mentre la terra trema
e squarcia impietosa quell'antica tela.

E gli occhi miei, di macerie e lacrime,
attoniti a guardare.





9 commenti:

Da Poetichouse ha detto...


arlette

- 21 livello

Altra regione, stesse scale di pietra flesse al cento dal peso delle generazioni, e la vedo come fosse oggi. Stesso grembiule sopra le gonne lunghe, a coprire le gambe pesanti di gravidanze e vita. Si facevano amare e amavano in maniera semplice ed essenziale. Per la tua anche la terra a negare la quiete meritata negli anni; per lei e per tutti gli occhi che sono rimasti attoniti in quell'ora le tue belle righe in ricordo. Ciao Sira.

il 20/10/2016 alle 19:01


Gail

- 19 livello

io l'ho avvertito quel tremolio a notte fonda e pur essendo lontana in quell'istante ho pensato che altrove, ma non troppo, qualcosa di tremendo stava accadendo. In pensiero ed un ricordo per lei e per tutti gli altri ai quali è mancata la terra sotto i piedi. Un inchino !

il 20/10/2016 alle 19:20


cantorom

- 35 livello

...Sira, questa immane tragedia descritta da te sconfina in un' Aura epica...gli occhi di tutti stanno attoniti a guardare...; un abbraccio, rom.

il 21/10/2016 alle 15:27


sira

- 18 livello

Ciao Arlette. Gail e Rom, ben ritrovati! Quella terribile notte, nella casa dei miei nonni, ormai defunti, c'era tutta la mia famiglia in vacanza. Mi piace pensare che quella dolce figura dal grembiule lungo abbia abbracciato la sua casa per non farla crollare e per proteggere tutti loro. Purtroppo la casa, anche se non è implosa,è inagibile, e i sacrifici di una vita spazzati via in 120 secondi. Un abbraccio!

Poetichouse ha detto...


Virgin Prune

- 33 livello

Bella e amara poesia Sira, mi piace in particolare il verso "Quanta vita ignorando il confine tra l'attimo e l'ignoto", prima dell'impietoso finale. Un saluto. Riccardo

il 31/10/2016 alle 21:56


sira

- 18 livello

Ciao Riccardo, grazie del commento! Il finale è impietoso è vero, e quello dipende dallo stato d'animo, ma il resto purtroppo è realtà e, vuoi o non vuoi, ci devo fare i conti... Un abbraccio. Sira

il 01/11/2016 alle 00:39


Sabyr

- 20 livello

Mi piace come scrivi :)

Fiordipsiche ha detto...

C'è solo la tenacia che da conforto è fortezza! Un saluto

il 10/11/2016 alle 09:21

Francesco Rossi ha detto...

«Una bellissima dedica in poesia che emana il sentore della semplicità dell'amore della complicità. Mi piace lo stile lineare che l'autrice usa che permette al lettore di percepire sensazioni e emozioni.»
Francesco Rossi (03/01/2017)

Rosanna ha detto...

«Sono ricordi che riaffiorano come delle pennellate su di una tela antica... quel viso solcato dal tempo, quella gonna lunga e quel grembiule lungo a coprire le gambe, è tutto così nitido, ancora palpabile... il ricordo di chi è stato un pilastro nella nostra vita vive e respira dentro il nostro cuore e lì rimane... assieme a qualche lacrima che scende sfiorando col pensiero i momenti vissuti in sua compagnia»
Rosanna Peruzzi (04/01/2017)

Antonella e Claudio da Scrivere ha detto...


Testo che colpisce nel profondo (Antonella G)

Incisiva poesia in particolare l'inizio (Claudio Giussani)

Rosanna ha detto...


Tenera e toccante. Molto apprezzata (Rosanna Peruzzi

Vincenzo Iennaco ha detto...

La dedica alla poesia lascia poco spazio a disamine estetiche o tecniche, amplificando (o meglio) sintonizzandosi su sfere più emotive, i cui strascichi sono (purtroppo) ancora attuali. Quindi, più che commentare o analizzare il brano, mi muoverò sulla frequenza emotiva del testo, esponendo a mero beneficio d'inventario le mie sensazioni, non volendone usurpare l'autenticità emotiva da cui si muove.
Quei pochi e scarni tratti, sia della figura familiare che della sua dimora, hanno agito in me come una sorta di cassa di risonanza di tutto il non detto, ma implicito: la mera quotidianità, una casa, una vita. E quell'esperienza tragica, inenarrabile, che basti un infinitesimo di secondo a far crollare tutto. Soprattutto dentro.
Pochi tratti, dicevo. Ma quei "solchi sul volto" e la veste capiente "come un abbraccio" sono elementi basici di un vissuto e di un affetto; così come la scala d'accesso (simbolo di accoglienza) e il focolare domestico (simbolo di protezione) assurgono all'immane senso di devastazione e perdita.
Solo il pensiero mi ha procurato un senso di disagio, ma scriverne al riparo di un tetto e al tepore di un camino mi porta a vergognarmene un po'.
Non voglio qui usare frasi fatte o di rito, ma consentimi almeno un sincero augurio che quegli occhi ora velati da lacrime e macerie possano tornare al più presto a guardare tonalità più fulgide.

Lo scrittore incolore ha detto...

Mamma mia. Mamma mia. Che precisione di figure. Che potenza di versi. L'ho letta preso dal titolo e mi sono ritrovato in una roba completamente diversa. 
Il terremoto è un argomento "facile", ma tu hai giocato benissimo le tue carte. Facile fare leva sui sentimenti del lettore con una roba catastrofica, ma qui il terremoto è uno sfondo, non è una roba centrale. La distruzione è accennata e si guarda più alle rovine, che alla potenza distruttiva effettiva.
Gli occhi di macerie e lacrime sono un colpo gobbo. Danno un'idea di desolazione infinita.
Hai saputo davvero cogliere dei sentimenti importanti e non mi sento di farti nessuna pulce. 
I miei complimenti per una delle migliori poesie lette ultimamente.